giovedì, 12 novembre 2009

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Basta un po' di zucca...

Fatto: sono stata vaccinata anch'io. L'unico effetto collaterale purtroppo inevitabile sono state le lunghe attese prima e dopo la vaccinazione, però per il resto sto bene e spero di proseguire così. Particolare da rilevare è che i camici bianchi stavolta hanno deciso di pungermi sulla coscia, cosa che onestamente non mi era ancora capitata. E con questa nota curiosa gradirei chiudere una volta per tutte il capitolo pandemico, che è ora.
Adesso sto preparando il pane, un'attività che trovo molto salutare e rilassante, e visto che devo accendere il forno credo che cuocerò anche quella bella zucca che mi ero procurata per la notte di Halloween. Nel frattempo lavorerò, anche se so già che essendo a casa da sola qualche volta penserò alle molte cose che mi sono successe in questi giorni, alle mie ricorrenze, a tutti quei momenti di felicità che si sono inseriti come gioielli nascosti nella mia vita degli ultimi anni. E se sentirò dolori alle ossa o freddo o mal di testa mi riposerò, circondata dai profumi buoni della cucina, sapendo che si tratta ancora una volta soltanto di malesseri passeggeri.

martedì, 10 novembre 2009

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Malesseri serpeggianti

Archiviato da juliaset in: sassolini, camici bianchi, esami e controlli
Oggi sono polemica nei confronti dell'intero sistema.
Non ne posso più di questa tosse. Mi disgusta solo sentire pronunciare il termine trachea, per non parlare di bronco. E soprattutto non mi va di partecipare ancora all'ennesima diatriba pro o contro vaccino. Una domanda mi tormenta: ma perchè mi chiedono tutti se non ho paura di vaccinarmi, quando periodicamente c'è qualcuno che con estrema naturalezza mi spara in vena metalli rari e schifezze di ogni tipo "per scrupolo"? Lo scrivo qui, una volta per tutte: ho delle patologie pregresse, cribbio. Tracheite cronica con complicanze asmatiche, bon. E in realtà non me ne fregherebbe niente di niente, tanto che quando sento parlare di malattie cambio canale. Anzi, Luciano Onder e Topo Gigio sono banditi dal mio palinsesto, ed Elisir per me è meno allettante delle lezioni notturne di Analisi Matematica, e non scherzo. Ma se posso evitare di star male inutilmente lo faccio, e di corsa. Anche perchè tra un mese mi fanno i raggi al torace, quindi gradirei che il mio apparato respiratorio fosse in forma per quella data. E poi ci sono cose che mi danno fastidio, soprattutto se applicate a questioni di salute: la mancanza di buosenso, la paura del complotto, il gusto della polemica sterile. Ho persino dovuto scrivere a un blog di presunta informazione, perchè avevano tradotto male un articolo dall'inglese spargendo allarmismo infondato. Il mondo è pazzo, davvero, e io ormai non sono da meno. Adesso gradirei solo passare un autunno senza più rantoli, grazie.
Vabbè, scusate lo sfogo. La tosse non è ancora passata, in compenso ho ripreso a bere caffè, si vede?


lunedì, 09 novembre 2009

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Coff

La tosse notturna che mi accompagna ormai da tre settimane è agli sgoccioli, visto il nuovo portentoso farmaco che sto sperimentando per voi (no, scherzo, mi hanno prescritto solo un aerosol ancora più potente, e sembra funzionare).
Ma cosa ho fatto in tutto questo tempo, oltre a svegliare i vicini di casa in piena notte, collaudare il nuovo divano dormendo lontana dal marito, perdere innumerevoli ore di sonno?
Suvvia, elenchiamoli, questi benedetti risvolti positivi:
-ho letto molti articoli interessanti riguardanti il mio lavoro, e ho scoperto che una dose massiccia di normative europee può sostituire egregiamente qualsiasi sonnifero attualmente in commercio;
-ho ricominciato a sferruzzare come ai vecchi tempi, quando la maternità mi aveva reso operosa fattrice di maglioncini per bambini; l'unica differrenza è che adesso sto facendo una mantellina di lana per me, una roba da vecchietta freddolosa;
-ho ripreso altri lavori donneschi lasciati a metà. Per esempio ho ricamato minuziosamente un bavaglino che servirà a raccogliere rigurgiti e sbavezzi del nuovo nipotino in arrivo presto su questi schermi;
-ho fatto espoldere una bottiglia di mosto con la quale volevo fare i famosi sughi d'uva (non è precisamente una notizia positiva, ma lo è il fatto che sono miracolosamente riuscita a ripulire tutto);
-ho chiuso una parentesi emotiva, mettendo in gabbia alcuni fantasmi del passato che ultimamente erano apparsi parecchio molesti.

Insomma, tante piccole cose che portano un briciolo di soddisfazione in questo inizio di novembre così pieno di virus, bacilli, ricorrenze e varie uggiosità. E adesso non mi resta che aspettare fiduciosa, nell'ordine: la guarigione completa da questa tosse, il nipotino, il Natale, l'anno che verrà.
Coff coff.

bavaglino
venerdì, 06 novembre 2009

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La prova

Archiviato da juliaset in: famiglia, principesse, favole e mondo azzurro
- Zia, guarda, c'è un pezzo di fango nella tua macchina. Secondo me è stata mia cugina, la Principessa Piccola - osserva con puntiglio la mia nipotina treenne, mentre trasporto lei e mia figlia dall'asilo verso casa.
- Non penso proprio, mamma, - ribatte la Principessa Piccola, che coglie l'occasione per aggiustrsi gli occhialetti sul naso ed acquisire così un maggior grado di credibilità - lei ha le scarpe tutte sporche, io invece ce le ho pulite.
- Se le ho sporche vuol dire che non me le sono pulite nella macchina della tua mamma. Sei stata tu, te l'avevo detto! - risponde con veemenza la nanerottola, puntando il dito contro la cugina.
- No, vedi, la tua scarpa destra ha la punta pulita. Solo la punta. Ci manca un pezzo piccolo di fango, quello che è nella macchina di mia madre. Mi spiace, vuol dire che sei stata tu. Comunque è un pezzo piccolo, non fa niente. La prossima volta però pulisciti le scarpe prima di entrare, oppure cerca di tenerle tutte sporche, e non dire mai più che l'ho fatto io.

E con questa il caso è stato brillantemente risolto. Difficile poi identificare il piccolo pezzo di fango incriminato in quella specie di porcile che sta diventando la mia macchina, ma in fondo si tratta di un banale dettaglio. In ogni modo da quando sono diventata madre (e zia) ho poco tempo per guardare la televisione, ma portare a casa queste due piccole pesti è molto più avvincente che vedere una puntata dei RIS.
mercoledì, 04 novembre 2009

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Brividi a novembre

Qualcuno si chiederà: "Hei, Julia, ma non ci parli più di Casper, la piccola perenne angoscia che ti perseguita e che tu hai scherzosamente ribattezzato come il simpatico fantasmino dell'omonimo film?"
Ecco, ve ne posso anche parlare, ma solo perchè abbiamo appena festeggiato Ognissanti e l'argomento calza a pennello, in effetti.
Casper c'è, ma non si vede. O meglio: percepisco la sua presenza beffarda e so che mi aspetta al varco per farmi la festa a metà dicembre (data dei prossimi controlli), ma prima di questo traguardo ci sono diverse cose da fare, tipo vedere la faccia del mio nuovo nipotino o concludere la fatica lavorativa su cui sto sudando da mesi, quindi diciamo che per adesso lo ignoro. In compenso mi fanno spesso visita altre strane entità immateriali, che prendono le sembianze di immagini sgradevoli, flash agghiaccianti, ricordi molesti. Tutti elementi di disturbo che minano la mia tranquillità e risollevano in me sentimenti di rabbia, vergogna, tristezza, disgusto, eccetera. Sgradevoli fuochi fatui, in poche parole.
Per esempio ieri notte è venuto a visitarmi il fantasma della gravidanza. Ho sognato di essere incinta, praticamente a termine, con una panza immensa e ballonzolante, i piedi gonfi, il reflusso acido e le difficoltà respiratorie. In realtà di vero c'erano solo le difficoltà respiratorie, ma la sgradevole sensazione di essere vicina al parto ha continuato a perseguitarmi per tutta la mattinata. Forse è solo un effetto collaterale dell'aerosol che sono costretta a fare tutte le sere, o forse è ora che recuperi il telefono della psicologa e mi programmi una bella terapia d'urto. Anche perchè, se tanto mi dà tanto, se non trovo un rimedio rapido ed efficace a queste inquietanti visioni notturne, di questo passo a Natale mi troverò costretta a reclutare una bella squadra di ghostbusters.

lunedì, 02 novembre 2009

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Palloncini colorati e malinconiche ebbrezze

Archiviato da juliaset in: cinema, frivolezze, principesse, favole e mondo azzurro
Cosa ho fatto nel fine settimana? Tante diverse attività, più o meno piacevoli. Tra quelle belle posso dire di aver partecipato per la prima volta nella mia vita ad una festa di halloween con tanto di costumi in maschera. Io non mi ero travestita, ma tra il raffreddore devastante e il mio abituale look da Morticia Addams credo che nessuno si sia accorto della differenza.
E poi finalmente ho capito il vero scopo degli occhiali scuri che si devono indossare quando vai a vedere un film in 3D, oltre quello di farti venire mal di testa nel tentativo di aggiungere allo spettacolo una dimensione relativamente inutile: servono a nasconderti mentre singhiozzi senza ritegno per la commozione. E' quello che mi è capitato ieri sera durante la visione di UP della Disney. Si tratta di una storia effettivamente malinconica, ma a tratti molto divertente e sicuramente sempre piena di dolcezza e di poesia. Alla fine della proiezione il pubblico era tutto in piedi ad applaudire, e parlo degli adulti, soprattutto.
Ora ho almeno due ottimi motivi per ricordare a lungo questo cartone animato, giunto alla fine di un weekend piuttosto intenso; la felicità per averlo visto al cinema insieme alle mie bambine, e le emozioni che ha tirato finalmente fuori a forza dalla mia corazza, grazie alla sua leggerezza da favola triste.

2008-11-22 10:54
Up (poster vintage)
lunedì, 02 novembre 2009

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Niente addio, piccola ape

Archiviato da juliaset in: vivere, angeli custodi
Piccola ape furibonda, oggi sono triste perchè devo rinchiudere la tua vita tra due date.
Ma dopo tanti anni che ti seguo e ti leggo, so che non c'è esistenza che non possa lasciare una traccia di luce.
Grazie di tutto, Alda, e buon viaggio.

alda-merini
Alda Merini, poetessa (1931-2009)



venerdì, 30 ottobre 2009

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Libere di correre

Archiviato da juliaset in: sassolini, principesse, venere e marte, vera bellezza
Se nasci femmina, per la tua prima occasione mondana la commessa del negozio di vestiti ti proporrà gonna, camicetta, calze, leggings, scaldamuscoli, scaldacuore e accessori coordinati; se nasci maschio, invece, potrebbero essere sufficienti una maglia e un paio di pantaloni puliti.
Se nasci femmina, quando comincerai la scuola anche se sei di peso normale dovrai indossare una taglia più grande, precisamente otto anni (girl-fit), sempre se non vuoi morire per soffocamento da parte dei tuoi stessi abiti; un tuo coetaneo maschio, invece, potrà facilmente scatenarsi anche dentro una taglia quattro anni (ovvialmente boy-fit).
Se nasci femmina, tutti i principali marchi di scarpe  ti proporranno modelli pieni di inserti di vernice o delicatissimo camoscio, con abbondanza di strass e paillettes, anche per fare ginnastica; se nasci maschio, invece,  per correre o anche semplicemente camminare userai calzature adatte anche al Camel Trophy.
Se nasci femmina, probabilmente qualche genio del marketing ti suggerirà che a pochi anni di vita puoi già indossare il tuo primo paio di tacchi, proprio come la figlia di Tom Cruise, che è tanto carina e tanto trendy.
Ma siccome sei nata soprattutto intelligente, e in più sei stata educata fin da piccola a pensare in maniera autonoma, a chi ti propone queste cose potrai rispondere con somma eleganza: "Ma siete tutti pazzi?".
Prima ancora che lo faccia la tua mamma, naturalmente.

mercoledì, 28 ottobre 2009

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Segno dei tempi

Archiviato da juliaset in: principesse
-Mamma, guarda, ho trovato una ghianda (NdA: una piccola castagna, più plausibilmente).
 Tienila pure tu, ma non mangiarla, mi raccomando. E' per tutti.

Una volta c'erano le streghe e le matrigne a rappresentare la parte oscura dell'universo femminile, da cui liberarsi a fatica, con grande sfoggio di furbizia e tecniche di magia. Le mie figlie, invece, ai tempi dell'Era Glaciale 3, hanno scelto la perfida Scrattina per esorcizzare le debolezze della figura materna.

ScratteScratt e Scrattina


lunedì, 26 ottobre 2009

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C'eravamo tanto amati

E' proprio vero che ci si accorge dell'importanza di ciò che si ha nel momento in cui si rischia di perderlo.
Questo preambolo melodrammatico serve solo ad introdurre la penosa situazione del mio portatile, che ha cominciato letteralmente a dare di matto venerdì scorso, al lavoro. Dopo un fine settimana di penosi tentativi di rianimazione, con esiti del tutto parziali e provvisori, stamattina ho consegnato il mio fido compagno nelle mani di validi tecnici informatici, sperando ormai soltanto nel miracolo.
Il problema è che in quel computer ci sono pezzi interi della mia vita, oltre che del mio lavoro (dettaglio non trascurabile, visto che sono in super-ritardo sulla tabella di marcia, tanto per variare), e io avevo fatto una copia di backup di quasi tutto (sono o non sono la regina dell'archiviazione?), ma non della mia ultima creatura. Un esserino appena abbozzato, ma a cui batte già un cuore desideroso di vivere: la mia prima vera fatica letteraria, cioè in poche parole il mio primo romanzo. Ebbene sì, da qualche tempo ho inizato a scriverlo, naturalmente a tempo perso, ma con una certa costanza. Nel momento in cui sono partita ho agito d'impulso, con un moto spontaneo e poco ragionato, anche perchè prima di tutto sono stati i personaggi a chiedermelo, incastrati come erano nella mia testolina piena di idee confuse. Va bene, vi evito un maldestro tentativo di monologo pirandelliano: non so neanche se lo finirò mai, questo benedetto romanzo, ma per adesso mi sta tenendo compagnia e mi sta aiutando a sfogare quel misto di sentimenti a cui non riesco quasi mai a dare un nome, ma che non mi lasciano tregua, vi assicuro.
Scrivere mi piace ormai a tal punto che non mi chiedo neanche più se ne sono capace. Lo faccio e basta, senza preoccuparmi troppo delle conseguenze. Però, mi ripeto spesso, è pur sempre un amore giovane: è una vita che mi immolo sull'altare della scienza e della tecnologia, che tra parentesi mi consentono di portare a casa la pagnotta, quindi a questo clandestino posso dedicare solo le briciole del mio tempo, oltre che un'innegabile passione. Ma se son rose fioriranno, ed io per ora mi accontento di quel poco che ho, benedicendo l'hard disk di ripristino che il mio pazientissimo marito mi ha regalato sabato, al culmine di un pomeriggio di fastidiose lamentazioni per via della mia incommensurabile perdita.